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Scritto il 25 Febbraio 2017

Dom Pérignon Rosé 2005. L’annata presentata in anteprima

Rosé is not pink. Il Pinot Noir protagonista.

Nel Rosé il Pinot Noir è il vero protagonista, con tutto ciò che questo comporta in termini di attenzione ai processi di vinificazione, assemblaggio e creazione di un’affascinante complessità organolettica. Pur rimanendo uno Champagne, Dom Pérignon Rosé ne varca i confini di gusto e semantici, avvicinandosi al territorio dei grandi rossi. E la maturità aromatica del nuovo Millesimato 2005 ne è testimonianza. Tutto ciò giustifica l’abbinamento del Vintage Rosé con le carni nell’ottica di paradosso che contraddistingue il processo creativo della Maison che ha voluto ricreare un confronto tra gusti assoluti.

Quella dell’Enoteca è stata quindi una degustazione all’insegna della raffinatezza e dell’eleganza di un vino straordinario incastonato tra il Dom Pérignon 2006 ed il P2 ed i relativi abbinamenti con lo Strolghino il Pata Negra ed il Foie Gras a preludio della cena. Protagonista assoluto del lancio del Vintage Rosé 2005 è stato, come già detto, il Pinot Noir, «forse il vitigno a bacca nera più pregiato e difficile al mondo», come sottolineato da Vincent Chaperon.

L’annata 2005 in Champagne

L’assemblaggio del Vintage Rosé 2005 è costituito dal Pinot Noir, che entra per il 55% (per metà vinificato in bianco e per l’altra metà in rosso), e dallo Chardonnay per il restante 45%. Chaperon ha insistito sul ruolo centrale del Pinot Noir considerato anche che la vendemmia 2005 è stata un’annata estremamente favorevole per i rossi in tutta la Francia, Champagne compresa. Tuttavia, con le piogge autunnali e il timore degli attacchi di botrite, la raccolta delle uve (iniziata il 14 settembre) è stata ulteriormente selezionata.

La conseguenza è una riduzione della produzione anche se di qualità eccellente, con una maturità aromatica incredibile. La maturazione sui lieviti è stata di oltre dieci anni e il risultato è di avere oggi un Dom Pérignon Rosé dal colore rosa con toni estremamente brillanti tendenti all’oro, note di frutti tropicali con accenni di cacao e spezie e una vinosità tonica, ricca e persistente dove emergono note amare di arancia rossa. Ancora un’occasione per evidenziare la visione originaria del celebre monaco, che si tramanda di generazione in generazione nell’abbazia di Hautvillers, rivolta alla ricerca dell’equilibrio, dell’armonia e della qualità assoluta dello champagne.

Il Dom Pérignon 2006, il Vintage Rosé Dom Pérignon 2005 ed il P2 nei calici dell’enoteca Cornali Divino dove si è svolta la degustazione il 23 febbraio a Dalmine.



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